Il tannino è un estratto naturale ricco di proprietà benefiche, conosciuto fin dall’antichità, e che negli anni più recenti è stato al centro di importanti scoperte scientifiche. Come tutti gli estratti, però, per essere utilizzato deve subire un processo di estrazione, terminologia che richiama alla mente laboratori e scienziati, calcoli matematici e computer di ultima generazione.

Nulla di più sbagliato: l’estrazione del tannino avviene in maniera del tutto naturale e sostenibile e praticamente ricorda un’infusione, proprio come quella con cui si prepara un buon tè. Ovviamente il corso della Storia e il progresso scientifico hanno apportato delle innovazioni nel campo dell’estrazione industriale del tannino, ma il principio è rimasto il medesimo nei secoli, l’infusione di una fonte vegetale in acqua calda, che piano piano rilascia il tannino.

Il processo di estrazione, in ambito chimico, prevede che una sostanza venga “tirata fuori” da una fonte qualsiasi (in questo caso il legno) isolandola da altre sostanze e generalmente questo avviene attraverso un agente estraente, spesso di natura chimica. Nel caso dell’estrazione del tannino dal legno, invece, non serve alcun reagente chimico, poiché l’agente estraente è l’acqua calda. L’estrazione non è l’unico metodo per ricavare il tannino: per esempio i baccelli di Tara sono talmente ricchi di tannino che basta polverizzarli e possono essere utilizzati tal quali.

Il metodo di estrazione è andato perfezionandosi col passare del tempo, al fine di ottimizzare la resa, migliorare l’efficienza energetica del processo e salvaguardare l’utilizzo responsabile delle risorse. Le fonti più ricche di tannino in ambito industriale sono il legno di Castagno e di Quebracho, la Tara, le Galle Turche e Cinesi.

I tannini derivano da foreste e boschi gestiti seguendo le severe normative locali che ne regolano il taglio e l’utilizzo in maniera sostenibile. In Italia, il tannino viene estratto principalmente dal Castagno e dalle Galle Turche originate dalle Querce.

Per quanto riguarda i boschi di castagno in Italia, il taglio del legno deve essere autorizzato, controllato ed effettuato in conformità alla legislazione forestale.

Il taglio non deve compromettere l’equilibrio dell’habitat naturale e la conservazione delle specie animali e non deve essere effettuato per promuovere la creazione di nuove aree destinate all’utilizzo agricolo.

Inoltre, il legno non deve provenire da “tagli illegali” (effettuati in violazione delle vigenti Leggi nazionali e regionali) e neppure da aree adibite a discarica, da siti industriali e da zone confinanti con strade e/o autostrade ad alto scorrimento.

Il processo di estrazione del tannino di castagno

I tronchi di Castagno vengono accatastati e lasciati riposare in piazzale, all’aria aperta, prima di essere sottoposti a trattamenti successivi.

I tronchi vengono ridotti in chips, ovvero dei piccoli pezzetti di legno, più facilmente maneggiabili e pronti per essere messi in infusione nell’acqua calda. In questo modo si aumenta la superficie del legno a contatto con l’acqua e questo favorisce il rilascio di tannino.

Ora è tutto pronto per l’estrazione. I chips di castagno vengono immersi in autoclavi riempite di acqua alla temperatura di 100°C, in ebollizione. I pezzetti di legno a contatto con l’acqua calda cominciano a rilasciare il tannino, proprio come una bustina di tè lasciata in infusione. Questo processo è completamente naturale, poiché richiede l’utilizzo di sola acqua e non necessita dell’aggiunta di nessun additivo chimico.

Si ottiene pertanto un liquido scuro e denso, che deve subire ancora alcuni processi di purificazione prima che il tannino sia pronto per la commercializzazione. In primo luogo, si procede al raffreddamento della soluzione a temperatura ambiente, passaggio che consente di far precipitare le eventuali impurità presenti nella fonte vegetale.

Il tannino in forma liquida è già pronto per essere utilizzato tal quale. Tuttavia, per facilitarne la conservazione, l’imballaggio e la spedizione si procede ad una fase di atomizzazione, che consente di ottenere la polvere di tannino.

Il tannino di castagno così ottenuto ha un colore marrone bruno e caldo, che ricorda la polvere solubile del caffè d’orzo.

L’acqua, così preziosa per l’ambiente, non viene affatto sprecata. Al contrario l’estrazione del tannino può dirsi sostenibile anche perché il vapore acqueo formatosi nei processi di lavorazione non viene disperso, bensì recuperato per condensazione e reimmesso nel ciclo produttivo.

I residui legnosi derivanti dall’estrazione del tannino possono essere utilizzati per la produzione di energia termica ed elettrica in centrali a biomassa oppure, tramite un processo di estrusione, trasformati in pellet 100% naturale per stufe ad uso domestico ed industriale.

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