Il Tannino

in Natura

Ogni pianta, di qualunque specie, forma o dimensione, contiene tannino. La sua presenza è frutto dell’evoluzione naturale: le piante, infatti, sono esposte a numerosi rischi e in caso di pericolo (animali, ambienti che diventano insalubri, agenti atmosferici, quali forti piogge o vento) non possono certo spostarsi per cercare riparo.

Senza la presenza di tannino, la vita vegetale sarebbe costantemente sotto attacco: il suo compito, infatti, è proteggere tronchi, fusti, foglie e frutti dall’assalto di funghi, batteri e virus ma anche di erbivori ed altri animali che si cibano di queste piante, che altrimenti agirebbero indisturbati, portando la pianta a marcire e a morire.

Le piante da cui si estrae il tannino

Pur essendo presente in tutte le specie vegetali, vi sono alcuni alberi in cui la concentrazione tannica è maggiore. Tra i principali ricordiamo:

Il Castagno

Il nome botanico è Castanea sativa. È ricco di tannino che può arrivare a costituire fino al 10% del suo peso.

È diffuso nell’Europa Meridionale e in alcuni Paesi sulle rive del Mar Nero, soprattutto in Turchia. Messe insieme, le foreste di castagno coprono oltre due milioni di ettari soltanto in Europa.

Senofonte, storico e mercenario ateniese, lo ha definito albero del pane perché il suo frutto, la castagna, da secoli accompagna la tavola contadina.

Cresce molto velocemente e quando un tronco viene tagliato, dal ceppo rimasto si sviluppano rapidamente nuovi germogli che danno vita a dei fusti (polloni).

I castagni possono vivere anche mille anni, e raggiungere dimensioni ragguardevoli: tra gli alberi monumentali europei si contano diversi esemplari di castagni.

Il Quebracho

Il nome botanico è Schinopsis balansae. Contiene un’eccezionale quantità di tannino, che può incidere fino al 25% sul peso totale del legno.

Una vera e propria super-difesa che lo protegge dai climi subtropicali del Sudamerica, particolarmente umidi e caldi, quindi favorevoli alla proliferazione dei batteri.

Cresce in Argentina, nelle provincie di Chaco, Formosa e Santa Fé, in Bolivia e in Paraguay. La parola “Quebracho” deriva dallo spagnolo “quiebra-hacha” ovvero “spezza ascia”, un nome che ben descrive il suo legno, particolarmente resistente e compatto.

La corteccia viene tradizionalmente usata come febbrifugo e calmante della tosse. Può vivere fino a oltre trecento anni.

Le popolazioni native di Argentina e Paraguay gli attribuiscono poteri mistici e torna spesso in molto miti e leggende locali.

La Tara

Il suo nome botanico è Caesalpinia spinosa. Cresce sulla Cordigliere delle Ande in Perù.

È molto apprezzata anche come albero ornamentale ed è utilizzata nella medicina popolare per alleviare le febbri, l’infiammazione alle tonsille e i bruciori di stomaco.

A differenza del Quebracho e del Castagno, il tannino di Tara non si estrae dal legno ma dai i frutti, ovvero i baccelli, che vengono privati dei semi e macinati.

Dai semi viene invece ricavata la gomma di Tara, un addensante alimentare impiegato per la produzione di gelati, salsicce, pane in cassetta, formaggi spalmabili e molti altri alimenti.

Le Galle

La “Galla” è un’escrescenza vegetale che può svilupparsi su rami, foglie o altre parti della pianta.

È anche nota come “noce di Galla” o Cecidio, ma non si tratta di un frutto, bensì di un ammasso cellulare prodotto dalle piante in seguito all’attacco di funghi, insetti o batteri.

È quindi una strategia difensiva della pianta che vuole isolare l’attacco del “nemico” per proteggersi.

Non sorprende quindi che le Galle siano ricchissime di tannino, di un varietà che viene per l’appunto definito tannino gallico.

Tra le specie botaniche più diffuse troviamo la galla turca (Quercus infectoria) e la galla cinese (Rhus semialata).

Il tannino e gli animali

Essendo presente in ogni parte della pianta, anche nelle foglie e nei frutti, il tannino diventa un naturale integratore nella dieta di numerosi animali, che lo ingeriscono senza nemmeno sospettarne la presenza: mammiferi, uccelli e alcuni rettili, come le tartarughe, che assumono regolarmente tannino attraverso l’erba dei prati o i frutti degli alberi.

Anche per gli animali, la sua azione è benefica: è infatti in grado di favorire i processi digestivi, in particolare quelli dei ruminanti, ridurre i fenomeni di diarrea nei polli, migliorare la qualità del latte e la carne grazie alle sue proprietà di promotore della crescita naturale.

Questi benefici si estendono anche all’Uomo. L’ultima volta che hai mangiato un frutto o un’insalata, hai mangiato anche delle piccole quantità di tannino.

Il tannino nell’alimentazione animale

Anche gli animali di allevamento possono trarre benefici dal tannino. I mangimi industriali non possono contenere tutti i nutrienti naturalmente presenti nelle bacche, nei semi e nelle foglie: per questo il tannino viene aggiunto alla loro dieta migliorando i processi digestivi e di conseguenza il tono vitale degli animali da reddito.

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