El Mato non è solo una bottega artigiana che produce borse in pelle conciata al vegetale: è il simbolo di un sodalizio tra professione e vita. Il nome deriva infatti dalle iniziali delle parole “Marta” e “Tommaso”, ma in dialetto significa anche “matto” perché la loro avventura imprenditoriale a molti sembrava una follia. Racconta Tommaso: “Io sono laureato in Filosofia, Marta in Scienze dell’Alimentazione. Quando abbiamo raccontato il progetto ai nostri amici, in pochi ci hanno preso sul serio. Credevano che dopo un po’ di tempo avremmo smesso di giocare per trovarci un lavoro vero”.

Invece, l’attività ha continuato a crescere anno dopo anno. Nata in un garage, in puro stile start-up, oggi El Mato è una suggestiva bottega di artigianato del cuoio a Desenzano, sulle sponde del Lago di Garda, che grazie ad internet commercializza le sue creazioni in tutto il mondo. Il segreto del loro successo? Uno stile in cui eleganza e semplicità si fondono. “Abbiamo imparato l’arte da un maestro di Cremona, che oltre a scegliere pelle conciata al vegetale con tannino eseguiva rigorosamente le cuciture a mano. E la sua filosofia era questa: se la pelle è di qualità, è già bella di per sé, non ha bisogno di accessori superflui come catene, borchie o altro. Il compito dell’artigiano è valorizzarla attraverso linee pulite e con il giusto taglio, senza aggiungere fronzoli. Sappiamo di andare contro le tendenze del mercato ma i nostri clienti apprezzano il nostro stile”.

El Mato è un perfetto esempio di come il mondo digitale possa essere sapientemente integrato anche in una realtà artigiana locale, permettendo all’azienda di espandere il proprio raggio d’azione senza andare contro ai suoi valori ma, al contrario, facendosene portavoce.

“Il nuovo concetto di esclusività passa attraverso la personalizzazione piuttosto che l’ostentazione del brand mainstream – spiega Tommaso – e l’e-commerce può avere un ruolo chiave in questo cambiamento. Prendiamo per esempio la nostra borsa a secchiello: dal sito è possibile personalizzarla, scegliendo tra 15 abbinamenti diversi, anche nella fodera, che è un misto di cotone e sintetico ottenuto da plastica riciclata. L’utente può così creare la sua borsa direttamente online”.

Continua Tommaso: “Crediamo molto nel canale digitale. Siamo partiti con uno shop su Etsy e ci siamo interfacciati da subito con clienti da tutto il mondo. All’estero c’è maggiore attenzione alla provenienza dei materiali e alla loro lavorazione. All’inizio abbiamo avuto molto successo negli USA tanto che fino a qualche anno fa il 60-70% delle vendite proveniva da quel mercato. Poi sono subentrati i dazi. Inoltre, lo spostamento da Cremona a Desenzano ci ha però permesso di confrontarci con il mercato tedesco, molto attento all’artigianalità e alla provenienza dei materiali. Molto più dei turisti italiani, che purtroppo sono legati alla logica del prezzo più basso”.

Tommaso distingue tre tipologie di clienti, differenziati per generazioni: “Le fasce d’età più interessanti sono i senior, sopra i 60 anni, e i giovanissimi. I primi perché hanno formato la loro coscienza di consumo in un momento in cui non era ancora presente la massificazione degli acquisti e quindi danno più valore all’artigianalità, ma al contempo hanno saputo aprirsi al digitale. Proprio alcuni giorni fa sono capitati in negozio due ultrasettantenni che hanno confessato di essere nostri fan attivi su Instagram!

I più giovani, sotto i 30 anni, cercano di riscoprire quella stessa mentalità con cui sono cresciuti i loro nonni, quasi come atto di ribellione verso un sistema usa-e-getta in cui non si riconoscono. Difficile è invece confrontarsi con la generazione di mezzo, quella dei 40-50enni, più legata alle logiche televisive degli sconti e del prendi 3 paghi 2. A loro è difficile spiegare che i saldi, nell’artigianato, non hanno ragione di esistere”. Anche per questo, Tommaso e Marta conducono un’intensa attività di divulgazione sui social media in cui mostrano la “magia” con cui nascono le loro borse perché, commenta, “ogni prodotto artigianale ha una grande storia da raccontare e gli artigiani ne fanno parte”.

Il messaggio promozionale di El Mato include inoltre le virtù della pelle conciata al vegetale con tannino. A cominciare dalla sostenibilità, “un concetto complesso che dovrebbe coinvolgere tutta la nostra concezione dei consumi. Non significa per forza escludere determinati alimenti dal nostro carrello della spesa, ma privilegiare prodotti locali e filiere rispettose dell’ambiente e dei lavoratori. Altrimenti resta solo un’etichetta”. E di “facili etichette” il mercato, ultimamente, è pieno. Soprattutto quando si parla di prodotti “green”.

“C’è molta confusione e chi acquista spesso si sente disorientato, anche perché ignora informazioni fondamentali sui materiali di cui sono fatti i prodotti. Molti, ad esempio, non sanno che la pelle è un materiale di scarto dell’industria alimentare, proprio non ci pensano! Altri, quando sentono l’espressione “conciata al vegetale” scambiano la pelle per un materiale di derivazione vegetale, come mais o banane.

Ecco perché tra i nostri compiti c’è anche quello di informare la clientela sulla pelle conciata al vegetale, su cosa sono i tannini, su come avviene il processo di concia. E in molti rimangono stupiti. La pelle non è altro che un materiale di scarto trattato con sostanze naturali, i tannini in grado di durare nel tempo, quindi potenzialmente più sostenibile di altri prodotti che si dichiarano green ma in realtà lo sono soltanto nelle intenzioni. Cerco sempre di mantenere questa filosofia, sia nella vita privata che sul lavoro. Per questo trattiamo solo pelle di origine bovina, che sappiamo per certo essere completamente legata all’industria alimentare; evitiamo pelle di struzzo o coccodrillo perché sono filiere che non conosciamo approfonditamente”.

Nonostante l’importanza del canale online, Tommaso e Marta non rinunciano alla dimensione della bottega artigiana, che considerano il cuore della relazione con i clienti, il luogo in cui creare rapporti duraturi e rafforzare il senso di comunità. E mentre pensa all’apertura di un secondo negozio, Tommaso avverte: “non puntiamo a una crescita indiscriminata. Diventare un megabrand non ci interessa, non a discapito dei nostri valori e del nostro stile di lavoro e di vita. Anche questa è sostenibilità”.

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